Fascino del Ritratto

 


   Renato Benvegnù (1998) - Stiamo assistendo ad un cambiamento radicale nella produzione di Gianfranco Cordella... è il passaggio definitivo, crediamo, dalla gestione esperta dell’istantanea ad una fotografia più studiata,di concezione quasi registica, che meglio risponde al suo crescente bisogno di esprimersi. Ne è testimonianza l’attuale percorso ritrattistico.


Va subito detto che i termini della trasformazione, in Cordella, sono emotivi prima che tecnici; la sua attenzione, dopo una lunga ricerca condotta sulle possibilità espressive del mezzo fotografico, è pronta a focalizzarsi sul rapporto col soggetto-oggetto. Del resto cimentarsi consapevolmente col ritratto fotografico non è cosa da poco. Vi sono almeno quattro forze in gioco, per dirla con R. Barthes, che vi si incontrano e vi si affrontano deformandosi.

Davanti all’obiettivo, in effetti, si occulta ciò che si teme di essere, si vuole apparire per quello che invece si vorrebbe essere, finendo spesso col venire rappresentati per come il fotografo crede che noi siamo, nel modo in cui egli si serve per far mostra della sua arte. Un gioco bizzarro di specchi e di fraintendimenti che trasforma il soggetto in “oggetto”.


In quest’ambito Gianfranco Cordella dimostra tutta la propria sensibilità e l’autentico spirito di scoperta che lo anima, comunicando al soggetto tutto il rispetto e l’attenzione sincera di cui è capace conferendogli piena libertà di esprimere se stesso e realizzando con esso lo scambio emotivo di cui le immagini vogliono essere sintesi interpretativa.  Per questo, al di là di ogni possibile apprezzamento tecnico, vale la restituzione all’osservatore di quanto emotivamente è avvenuto sul set, chiudendo virtualmente il fatidico triangolo: perché anche la fotografia, come l’arte, o emoziona o non è nulla.